Cade in buca “conosciuta”: non si applica alcun concorso di colpa del danneggiato

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Cade in buca “conosciuta”: non si applica alcun concorso di colpa del danneggiato

Corte di Cassazione, III sezione civile, ordinanza n. 14908 del 31.05.2019

Il caso: due soggetti citavano in giudizio il Comune di Scalea al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti per essere finiti in una buca piena d’acqua piovana mentre percorrevano, a bordo di un ciclomotore, una strada ubicata nei pressi dell’abitazione di uno dei due.

La storia giuridica: la sentenza di primo grado accoglieva la richiesta risarcitoria, ritenendo responsabile, ai sensi dell’art. 2051 c.c., il Comune di Scalea che interponeva gravame. La Corte di Appello, riformando la decisione, riteneva responsabile il danneggiato, che avrebbe dovuto moderare la velocità ed evitare la buca che, in quanto vicina alla propria abitazione, doveva essergli ben nota. I due danneggiati ricorrevano per Cassazione.

La decisione: con l’ordinanza che si commenta, la Corte ha accolto il ricorso ritenendo che:

  • la Corte d’Appello avesse fondato la propria decisione su un giudizio controfattuale meramente ipotetico, non essendo stata offerta alcuna prova che il conducente del motociclo stesse percorrendo la strada teatro dell’evento a velocità elevata. Infatti, secondo gli Ermellini il giudizio controfattuale serve a sostituire la condotta alternativa lecita a quella effettivamente tenuta, e quest’ultima deve essere certa o sufficientemente probabile. Indi, a parere della Suprema Corte, nel caso di specie non si può stabilire che una velocità moderata avrebbe evitato l’evento di danno, non risultando, per converso, né certo né probabile che questa fosse elevata o non adeguata alle condizioni della strada;
  • nella fattispecie non può configurarsi come elemento di colpa del danneggiato l’evitabilità dell’evento con una guida a più bassa velocità, stante l’assenza di prova della velocità sostenuta e la mancata indicazione, ad opera della Corte d’Appello, degli elementi da cui l’avrebbe desunta;
  • l’evento non poteva essere previsto: infatti l’elemento della vicinanza della buca ai luoghi frequentati di solito dal danneggiato non può valere, di per sé solo, a far presumere la conoscenza della buca e soprattutto della sua ubicazione, e dunque a far ritenere come prevedibile ed evitabile l’evento. Gli Ermellini chiariscono sul punto che un simile indizio va valutato in concreto, unitamente ad altre circostanze (la buca era piena d’acqua, dunque coperta a causa delle precipitazioni recenti); infatti, ai sensi dell’art. 2729 cod. civ., se sussiste una pluralità di fatti potenzialmente significativi, il giudice di merito è tenuto a considerarli tutti per verificare la loro concordanza.

Indicazioni di ordine giuridico: dall’ordinanza che si commenta, si evince che:

  1. ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., chi ha in custodia una cosa è responsabile dei danni causati dalla stessa;
  2. il giudizio controfattuale di responsabilità (nel caso di specie, il presunto eccesso di velocità) può basarsi esclusivamente su elementi provati;
  3. la prevedibilità dell’evento – e dunque la sua evitabilità – non può farsi discendere da circostanze meramente indiziarie di per sé non sufficientemente gravi (precise e concordanti con altri elementi), in violazione delle modalità di valutazione delle presunzioni di cui all’art. 2729 cod. civ.

Risvolti pratici: se, da un lato, la sentenza ben chiarisce le ipotesi di responsabilità per cose in custodia e le modalità di articolazione del giudizio controfattuale, in futuro, occorrerà porre massima attenzione alle argomentazioni difensive da spiegare. Ai fini di un potenziale concorso di colpa del danneggiato ex art. 1227, cod. civ., infatti, non basterà più invocare la presumibile conoscenza del dissesto stradale (come, ad esempio, ritenne la celebre sentenza del Tribunale di Lecce 1954/2017 e in Cass. 11526/2017).

 

 

Per leggere il testo integrale dell’ordinanza, fare click qui: Cass Civ ,III sez. civ., ordinanza 14908 del 31-05-2019