Il danno catastrofale tra tabelle e criterio equitativo

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Il danno catastrofale tra tabelle e criterio equitativo

Corte di Cassazione, III sezione civile, ordinanza n. 16592 del 20.06.2019

Il caso: Un ragazzo di 17 anni decede a seguito di incidente stradale, dopo 3 giorni di agonia. I genitori agiscono nei confronti dell’Assicuratore per la responsabilità civile per ottenere il ristoro di tutti i danni, ivi incluso quello catastrofale da cd. “lucida agonia”

La storia giuridica: Il giudizio vede celebrarsi primo grado, appello e Cassazione. Con una prima sentenza (13198/2015), gli Ermellini cassano la pronuncia della Corte Meneghina, statuiscono il principio di diritto su cui avrebbe dovuto pronunciarsi la medesima Corte in altra composizione e rinviano alla stessa in fase rescissoria. La relativa pronuncia (3845/2016) viene nuovamente censurata innanzi al Giudice di Legittimità dai genitori del giovane, che ottengono, con la pronuncia in commento, un nuovo rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Milano.

La decisione: con l’ordinanza che si commenta, i Giudici di Piazza Cavour affrontano il delicato problema delle modalità di determinazione del danno catastrofale che deve, necessariamente, seguire un criterio equitativo dai contorni molto ampi, incerti e, soprattutto, fortemente personalizzati da caso a caso ma che, sempre, deve avere i caratteri della proporzionalità, tenuto conto della particolare rilevanza ed entità dell’evento dannoso. Sicché, nel censurare per la seconda volta la pronuncia della Corte di Appello per una liquidazione incongrua e irrisoria rispetto alla gravità del caso, gli Ermellini si rifanno ai numerosi precedenti di legittimità sul punto, ricordando che “se pure temporaneo, il danno catastrofale è massimo nella sua entità ed intensità, tanto che la lesione alla salute è così elevata da non essere suscettibile di recupero ed esitare nella morte”, talché deve escludersi che la liquidazione possa essere effettuata “attraverso la meccanica applicazione di criteri contenuti in tabelle che, per quanto dettagliate, nella generalità dei casi sono predisposte per la liquidazione del danno biologico o delle invalidità, temporanee o permanenti, di soggetti che sopravvivono all’evento dannoso.”

Precedenti a cui si dà continuità: Cass. Civ. 26727/2018; Cass. Civ. 5684/2016; Cass. Civ. 21060/2016; Cass. Civ. SS.UU. 15350/2015; Cass. Civ. SS.UU. 26972-3-4-5/2008; Cass. Civ. 18163/2007; Cass. Civ. 1877/2006

Considerazioni teorico-pratiche: La sentenza è di indubbia rilevanza, sotto il profilo dell’attenzione che la Corte mostra di porre in maniera crescente ai casi gravi. Tuttavia, a sommesso avviso di chi scrive, non deve destare allarmismi. Infatti, il casus decisus ha evidentemente origini remote e allo stesso non sono state applicate le tabelle stilate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile del Tribunale di Milano, pubblicate il 14.03.2018, nelle quali anche il danno terminale-catastrofale appare organicamente ed analiticamente disciplinato, proprio avuto riguardo alle indicazioni di Cass. Civ. SS.UU. 26972, 26973, 26974, 26975/2008, richiamate in Cass. Civ. SS.UU. 15350/2015

Per leggere il testo integrale dell’ordinanza, fare click qui: Cass_Civ_III_sez_ordinanza_n_16592_del 20_06_19

Per consultare le Tabelle sul danno non patrimoniale pubblicate il 14.03.2018 dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile istituito presso il Tribunale di Milano, fare click qui: https://www.tribunale.milano.it/index.phtml?Id_VMenu=1&daabstract=847