Stato dei luoghi conosciuto? Niente risarcimento al danneggiato caduto nella buca!

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Stato dei luoghi conosciuto? Niente risarcimento al danneggiato caduto nella buca!

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 7 maggio – 28 giugno 2019, n. 17443

Il caso: Risarcimento danni ex art. 2051 cod. civ. postulato nei confronti del Comune da un uomo caduto in una buca di una mulattiera a lui perfettamente nota in quanto strada di residenza della madre.

La storia giuridica: il Tribunale accoglieva la domanda, condannando l’Ente Locale ad un ristoro di circa 45.000,00 Euro. In appello, la Corte di Catanzaro ribalta la decisione, applicando, d’ufficio, l’art. 1227, co. 2°, cod. civ., ritenendo che il fatto avrebbe potuto essere evitato con l’ordinaria diligenza, attesa la natura perfettamente conosciuta dello stato dei luoghi. In Cassazione, il danneggiato si affida ad un solo motivo di ricorso: la violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 cod. civ.

La decisione: con la sentenza che si commenta, la Suprema Corte ha dichiarato INAMMISSIBILE il ricorso, perché sostanzialmente mirante ad un riesame nel merito dei fatti non demandabile al Giudice di Legittimità, soprattutto in quanto non assolto “l’onere processuale di indicazione del “fatto storico”, il cui esame sarebbe stato omesso, del “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, del “come” e del “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”.

Motivazione e principio di diritto: ritengono gli Ermellini che la Corte di Appello abbia fatto buon governo della norma di cui all’art. 2051 cod. civ. così motivando “il caso fortuito, rappresentato dalla condotta del danneggiato, è connotato dall’esclusiva efficienza causale nella produzione dell’evento; a tal fine, la condotta del danneggiato che entri in interazione con la cosa si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione – anche ufficiosa – dell’art. 1227 ce, comma 1; e deve essere valutata tenendo anche conto del dovere generale di ragionevole cautela riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 Cost. Pertanto, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte dello stesso danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando lo stesso comportamento, benché astrattamente prevedibile, sia da escludere come evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale.

I precedenti richiamati dalla stessa Corte: Cass., 01/02/2018, n. 2477; Cass., 01/02/2018, n. 2478; Cass., 01/02/2018, n. 2479; Cass., 01/02/2018, n. 2480; Cass., 01/02/2018, n. 2481; Cass., 01/02/2018, n. 2482).

Considerazioni pratiche: Ad appena un mese da Cass. Civ. 14908 del 31.05.2019, pure commentata da chi scrive, i Giudici di Piazza Cavour rendono una decisione diametralmente opposta, addirittura giungendo ad escludere il diritto al risarcimento per fatto colposo del danneggiato. Malgrado la più volte dichiarata natura officiosa del rilievo basato sull’art. 1227 cod. civ., dunque, si appalesa più che mai essenziale portare sempre ad evidenza la pregressa conoscenza dello stato dei luoghi da parte del danneggiato.

Per leggere il testo integrale della sentenza, fare click qui: Cass_Civ_sez_III_n_17443_del_28_06_2019